Siamo ciò che postiamo…?

Ogni minuto vengono postati circa mezzo milione di commenti.
Con un commento scriviamo a chi vogliamo, cosa vogliamo, dove vogliamo soprattutto in quei luoghi virtuali che ormai conosciamo bene, dove consumiamo gran parte del nostro tempo, senza che la percezione del reale si distingua troppo dal virtuale.
Ma le parole sono pericolose, ne ha parlato anche Roberto Saviano in un recente intervento televisivo, sottolineando quanto il web sia da una parte un moltiplicatore della conoscenza e del sapere quanto contenitore ingannevole:
questo perchè per stare dietro alla velocità dei social, spesso scriviamo d’istinto, come se una parola scritta sul web non avesse alcun peso.

Per denominare le azioni aggressive e intenzionali, eseguite persistentemente attraverso strumenti elettronici (sms, mms, foto, video clip, e-mail, chat rooms, istant messaging, siti web, chiamate telefoniche), da una persona singola o da un gruppo, con il deliberato obiettivo di far male o danneggiare un coetaneo che non può facilmente difendersi, è stato recentemente proposto il termine “cyberbullismo”
(Patchin, Hinduja, 2006, Smith, 2007, Willard, 2007).

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In verità, quello che c’è da prendere in considerazione quando interagiamo sulle piattaforme multimediali è che siamo tutti possibili protagonisti, e per di più come utenti attivi dell’azione in questione: la libertà che abbiamo in rete spesso ci sfugge di mano, e laddove condividere vuol dire dimmi cosa pensi, dovrebbe essere uno scambio. Anche se spesso si trasforma in uno scontro. Oltre ai fenomeni di violenza, nel giro di poco tempo le vittime vedono mirata la propria reputazione, in una logica di indifferenza e scarsa empatia, questo nel mondo così come nel web.
E’ giusto imparare il valore delle parole, per capirne il peso e per saper partire dai giusti significati, ma occorrono insegnamenti, occorre più razionalità.
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Per citare alla lettera le parole di Saviano
Quando capisci quale sia stato il prezzo per pronunciare parole libere, capisci il valore da dare alle parole. Si può partire da lontano.
Per chi crede, dai Vangeli. Io penso a due donne: Anna Politkovskaja e a Anna Achmatova, che non è un poetessa politica, non ha mai fatto battaglie civili. La sua è poesia pura, scrive di amori delusi”.

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