Rivoluzione 2.0

Si parla di rivoluzione quando i tempi sono maturi ad accogliere uno sviluppo e un progresso verso un percorso  (di natura tecnologica) destinato a protrarsi nel tempo.
Oggi i tempi sono maturi, fin troppo,

Tra gli effetti della quarta rivoluzione industriale, vi è sicuramente la distruzione di posti di lavoro, circa 22,7 milioni, secondo un gigante americano della consulenza d’impresa, Forrester Research, ma di riflesso la creazione di nuovi legati soprattutto alla digitalizzazione della produzione, l’ICT, i big data ecc. In aggiunta a ciò vi è il rischio di una società workaholics, cioè di persone dipendenti dal lavoro, grazie alla tecnologa che renderà possibile un’ininterrotta connessione con esso. 

Quando la rivoluzione industriale del  1760 – 1830 portò con se la grande fiducia nella tecnologia,nella scienza e nel progresso, ci fu di conseguenza una perdita nei confronti del classico prodotto artigianale,originale, quello tipico fatto a mano : si inizia a favorire sempre il prodotto frutto del lavoro industriale; tipico fu l’atteggiamento di ostentazione ed esagerazione in ricchezze, il possedere ad ogni costo qualsiasi tipo di oggetto anche se di scarsa utilità: la borghesia, nuova classe sociale e consapevole  del proprio status raggiunto, non si arrese di fronte alla voglia di dimostrare la propria autonomia, di mettersi in mostra.
E questo non vi ricorda niente?

In realtà è l’origine della società dei consumi, e se ci sembra così lontana pensiamo ai grandi magazzini, alla libertà d’acquisto e di scambio, alla messa in vetrina come nuovo pretesto d’attrazione.. e soprattutto che è solo l’inizio di una serie di rivoluzioni e cambiamenti prima che l’irruzione massiccia delle telecomunicazioni, dell’informatica nell’industria o dell’elettronica costituiscano un piccolo neo della nostra era. Quella del digitale, appunto.

Ma allora, che rivoluzione è?  La nostra società 2.0 è altamente in balia costante di prodotti industriali, che vengono sponsorizzati al pubblico come altamente innovativi,irrinunciabili, ogni volta un cambiamento ed entrano nelle nostre vite come strumenti di prima necessità ( altro che borghesia d’altri tempi!) .
Ma questo tipo di meccanismo e questa ampia diffusione tecnologica collettiva produce effetti negativi sulle relazioni interpersonali, una sorta di degrado intellettuale e sociale ( ormai posiamo gli occhi più sullo smartphone,che per prestare attenzione alla persona che abbiamo vicino ) . In tutto ciò, i social network sono l’agorà su cui smascheriamo e riveliamo informazioni personali, interessi, gusti, ci raccontiamo: questo soprattutto a favore delle vendite.
We Are Social ha pubblicato una ricerca di 183 slide che evidenzia in modo chiaro che oggi il 35% della popolazione mondiale è connessa a Internet, e che il 26% degli abitanti del pianeta ha almeno un account su un social network. Facebook è quello più utilizzato nel mondo (ma non in Cina), e  la penetrazione delle connessioni mobile raggiunge il 93% della popolazione mondiale. La diffusione tecnologica è evidente, e stando all’ISTAT :

«Le famiglie con almeno un minorenne sono le più attrezzate tecnologicamente:l’87,1% possiede un personal computer, l’89% ha accesso ad Internet da casa. All’estremo opposto si collocano le famiglie di soli anziani ultrasessantacinquenni: appena il 17,8% di esse possiede il personal computer e soltanto il 16,3% dispone di una connessione per navigare su Internet[…]»

«Cresce anche l’e-commerce: nel 2014 il 34,1% degli individui di 14 anni e più che hanno usato Internet ha ordinato e/o comprato merci e/o servizi per uso privato..»

Ogni circostanza comunicativa ha a disposizione una serie di strategie che vengono applicate affinchè il consumo avvenga diretto: qualsiasi tipo di comunicazione non è mai neutrale e lo scambio di informazioni ( ad esempio, proprio quelle pubblicitarie ) passa dall’attenzione superficiale e senza particolari sforzi cognitivi a veri e propri capolavori hollywoodiani.
In una società 2.0 come la nostra, che corre e corre senza mai arrestare la sua incessante evoluzione, dobbiamo ricordarci di scindere con intelligenza e autonomia di coscienza tutti gli elementi che giocano a sfavore della nostra crescita e sfruttare l’utile. Il più possibile.

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