Io le canto così.


Alessio Copino

Il sogno di un emergente cantautore romano, che ha scelto la via della musica  per parlare di ciò che scrive, e non solo…


Nato a Roma nel Settembre 1989.  Alessio si appassiona alla musica dall’età di otto anni, viaggiando tra canto e pianoforte; è a soli dieci anni che iniziano ad arrivare i primi successi.. Viene scelto come voce solista del progetto discografico dedicato al centenario della S.S.Lazio 1900, contemporaneamente viene presentato allo Stadio Olimpico e al Palalottomatica.


Nel frattempo continua a studiare, cresce con la passione per il pop e d
opo una serie di manifestazioni nazionali come Telethon, Tim Tour, Estate Romana (ed altri) non si arrende: partecipa ad una serie di concorsi canori classificandosi in ottime posizioni ( come l’Accademia Di Sanremo “Sanremolab” semifinalista nel 2003, Festival Di San Marino 2005 semifinalista nella sezione brani inediti.. ) Nello stesso tempo comincia a scrivere le sue prime canzoni, sotto la direzione artistica di Umberto Canino con il quale realizza il primo lavoro discografico dal titolo:”A chi le canterò”  . Nel 2007 prende la decisione di partecipare alle selezioni del programma “Amici Di Maria De Filippi ” arrivando sino alle selezioni finali nell’anno successivo, ottenendo grossi consensi da tutta la commissione.  Continua poi  i suoi studi con il maestro Fulvio Tomaino fino a produrre il suo primo videoclip tratto dall’omonimo singolo: Come serpente.

Alessio è diventato così cantautore, scrive da se testi come se fossero poesie d’ ispirazione quotidiana,  e questo è il suo progetto a lungo termine, il suo sogno irrinunciabile, far emozionare le persone attraverso le sue parole e la sua musica.


Da quando è iniziata la tua carriera artistica, e quando hai iniziato a scrivere?

Ho iniziato circa all’età di 19 anni. Inizialmente un direttore artistico seguiva sia testo che musica, io canto da sempre. Ultimamente però cerco di essere più autonomo, soprattutto a partire dagli ultimi sei, sette anni a questa parte in cui ho avvertito in crescendo una certa maturità artistica.

Come nascono le tue canzoni e a cosa ti ispiri?

Molto spesso mi lascio ispirare dalle situazioni e dalle circostanze che vivo nel quotidiano. Ad esempio una storia d’amore, una forte amicizia, i legami a lungo termine.. per lo più sono le emozioni forti che riempiono i miei giorni. La scrittura è il mio rifugio. Sono del parere che sia qualcosa di molto personale per cui possiamo essere o meno portati, non ci sono tecniche particolari che ti impostino a questo.

Io canto ciò che sono, e ciò come ho già detto dipende dalle situazioni, da momenti vissuti. Io vivo di emozioni.

Quindi anche da storie?

Si, Anche da storie, certo. Da incontri, ad esempio. Ma non è sempre così, mi lascio influenzare anche dalle mie fantasie, da sogni, come il pezzo dimmi chi sei, che scrissi qualche tempo fa. Una vera canzone nasce nel momento in cui l’ispirazione ti viene a cercare.

E per te cos’è l’ispirazione ?

Una sensazione liberatoria, catartica e improvvisa che nasce da dentro ma è la vita che ti porta a scrivere.

Il tuo ultimo testo di cosa parla?

Beh, di una storia vera, come tutte le cose di cui sono abituato a parlare. E’ molto personale. Per la precisione, si concentra su di un amore che avrei voluto non mi avesse mai lasciato, quindi c’è tutta la paura e la tenerezza di perdere la metà in questione e sfrutto la canzone per comunicare tutto ciò che provavo in quel momento.

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Dalla pagina di Alessio 

Qual’è il tuo obiettivo a lungo termine?

Sicuramente di riuscire a portare avanti la passione per la musica in ambito professionale, ma soprattutto per far emozionare il pubblico con le mie canzoni.

 Hai mai partecipato a contest o festival dedicati a giovani emergenti? Ti sono stati utili?

Ho partecipato a diversi talent in realtà. Ad esempio ho provato sia per sei anni ad entrare nella scuola di Amici, arrivando tra i primi cento, in cui ricordo c’erano moltissimi altri artisti di vario genere, sia ho partecipato ai casting di The Voice, riscuotendo un buon successo. Poi sono stato ai Raccomandati nel 2008, con Barbara de Rossi, una bellissima esperienza. Tutto questo posso dire che mi è servito semplicemente a conoscere ambienti nuovi, nuovi personaggi, nuovi autori…

Secondo te è più semplice farsi notare sul web oppure è proprio necessario affidarsi ad un etichetta?

L’etichetta tende ad orientarsi agli artisti di fama. Perciò credo che il web sia la via più facile,soprattutto per noi emergenti.

Attualmente si è sviluppato all’interno dei canali social un modo piuttosto facile e direi veloce di autopromozione del proprio contenuto artistico. Quanto sfrutti questi canali di comunicazione e soprattutto quali sono quelli che ritieni più efficienti?

Personalmente per farmi pubblicità prediligo facebook e youtube. Sono quelli più facili, immediati e di uso comune. E li uso anche spesso. Per questo penso che il web sia diventato uno strumento fondamentale per chi come me fa questo mestiere, e ultimamente ho constatato che può dare la possibilità di entrare in contatto con produttori, persone importanti inserite nel panorama musicale.

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Concludo, voglio chiederti secondo te…
che cos’è una canzone? Cosa è in grado di dare rispetto ad un testo scritto, come ad esempio può essere una poesia?

La canzone è il sunto di ciò che accade nella vita.  Credo che a differenza della poesia, nella canzone la musica sia importante, perché aiuta a generare il contesto in cui si crea la dimensione delle parole, quindi a creare l’atmosfera di cornice alle emozioni, che nel testo scritto crei tu.

Alessio Copino, fonti
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Testi e foto a cura di
Giada Semeraro

Rivoluzione

La musica è certamente il veicolo più importante per comunicare la forza e il valore di certi contenuti.
Molti testi sono dei veri e propri messaggi in rima ( sociali, o di denuncia..), e rafforzati dal potere delle note riescono a passare con più facilità nel cuore della gente.
Ad esempio questo testo di Renato Zero è un invito a combattere la normalizzazione e liberarsi dai pregiudizi, è un grido -soprattutto ai più giovani- a mettere in campo una vera e propria rivoluzione, come titolo suggerisce, a partire da noi stessi, mettendo in campo le nostre capacità.


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Protesterai
ogni tregua è finita oramai
dalla sabbia la testa alzerai
dritto al cuore colpirai.

Libererai
quello che soffocavi in te
la tua voce è più forte se vuoi
del silenzio e l’omertà
C’è una guerra giusta e devi farla tu
è la tua risposta a chi non chiede più

Rivoluzione è il grido che solleverai
e devi metterci la faccia finché puoi
perché ho pagato il conto ai tuoi caffè
su la testa adesso tocca te

Ti accorgerai
che il nemico è nascosto tra noi
che il futuro non viene da sé
e ogni brivido ha un suo perché
E sentirai che resistere è pura follia
ci sarà poi chi ride di te
ma è soltanto paura la sua
Perché niente al mondo viene come vuoi
Perché tutto al mondo ha un prezzo d’ora in poi

Rivoluzione è la promessa che mi fai
di calci e sputi non avere mai paura
Non posso andare sempre avanti io
ho già dato e adesso
tocca te
Politica assente famiglia vacante
quaggiù si congeda anche Dio
Se la corda si spezza s’incendia la piazza
E ritorno a lottare con te!

Rivoluzione è il grido che solleverai
e devi metterci la faccia finché puoi
perché ho pagato il conto ai tuoi caffè
fuori il cuore adesso tocca te

Rivoluzione è il grido che solleverai e devi metterci la faccia finché puoi perché ho pagato il conto ai tuoi caffè fuori il cuore adesso tocca te Rivoluzione! Rivoluzione.

Che fine ha fatto la filosofia? E chi sono gli intellettuali di oggi?

Al giorno d’oggi i filosofi sono relegati all’ambito scolastico e non sempre quelli in vista sono i migliori. Che fine ha fatto la filosofia? E chi sono gli intellettuali di oggi?

Per esempio in ambito di filosofia del linguaggio spicca Noam Chomsky, intellettuale anarchico, linguista, scienziato cerca di parlare con estrema facilità a tutti: dall’idea che la facoltà di linguaggio sia una sorta di superlingua comune a tutti i parlanti e che le diverse lingue siano solo increspature di superficie di questa superlingua.
Critico a livello mondiale, una delle personalità più influenti che vale la pena conoscere e senza dubbio leggere, ottantasei anni di opere, articoli, e ancora oggi, una delle voci più ascoltate anche in ambiente accademico.

 

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Tuttavia, tra le voci più famose e contemporanee c’è quella di Umberto Eco. E’ stato uno scrittore italiano di notevole spessore, nei suoi romanzi, si propone di raccontare storie realmente accadute o leggende che hanno come protagonisti personaggi storici o inventati, inserendo accesi dibattiti filosofici sull’ esistenza del vuoto, di Dio o sulla natura dell’universo. Significativo fu il suo interesse per l’ influenza dei mass media nella cultura di massa. Senza-titolo-1

Eppure ci sono filosofie che appartengono al passato, che sono però molto attuali. E personaggi come Umberto Galimberti questo lo sanno bene, e ce lo ricordano.
Socrate lo chiamavano torpedine, come quel pesce che da la scossa. Il filosofo è quello che è capace di scuotere, di mettere agitazione nella persona, di provocare un’inquietudine profonda, che spinga alla ricerca della verità.
Questo perchè se il mare non avesse onde che ogni tanto lo scuotessero, avrebbe acque putride.. e le onde servono a creare risveglio.

Socrate diceva non so niente, proprio perché se non so niente problematizzo tutto. La filosofia nasce dalla problematizzazione dell’ovvio: non accettiamo quello che c’è, perché se accettiamo quello che c’è, ce lo ricorda ancora Platone, diventeremo gregge, pecore. Mi rendo conto che realisticamente uno che si iscrive a filosofia compie un gesto folle, però forse se non ci sono questi folli il mondo resta così com’è. 

Quella di Umberto Galimberti, filosofo, sociologo e giornalista della Repubblica, è un’attuale critica tra filosofia e psicologia, per Galimberti viviamo in una società al servizio dell’apparato tecnologico senza avere  mezzi sufficienti per contrastarlo, Viviamo perché qualcosa ci attrae. 
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LA Giornata mondiale del LIBRO

Il 23 Aprile è stata segnalata come giornata mondiale del libro, doverosamente in memoria  del 1616, poichè si spensero nel medesimo anno tre dei più grandi nomi della letteratura mondiale: William Shakespeare “bardo dell’Avon”, Miguel de Cervantes e l’ Inca Garcilaso de la Vega.
Di seguito, alcune delle citazioni più famose di questi autori.

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Io oso tutto cio’ che puo’ essere adatto ad un uomo; chi osa di piu’,non e’ un uomo.
I dare do all that may become a man; Who dares do more, is none. atto primo scena settima

Siamo fatti della stessa materia di cui sono fatti i sogni, e la nostra breve vita e’ circondata dal sonno.
We are such stuff as dreams are made on, and our little life is rounded with a sleep.
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Non c’è buon ragionamento che sembri tale quando è troppo lungo.
da Los trabajos de Persiles y Sigismunda

Ricorda, caro mio Sancho, chi vale di più, deve fare di più.
da Don Chisciotte

Orbene, a tutto c’è rimedio meno che alla morte, sotto il giogo della quale tutti si deve passare, per quanto, quando la vita finisce, ci dispiaccia.
2007

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Il cuore dispone all’allegria che la teneva vicino, e rasserena il suo viso, ed aliena dai suoi occhi la morte, danni, collere, sangue e guerra.
El corazón dispone a la alegría que vecina tenía, y reserena su rostro, y enajena de sus ojos muerte, daños, enojos, sangre y guerra

Il sole tende i raggi del suo fuoco per monti e per valli, svegliando gli uccelli ed animali e la gente:chi per l’aria chiara continua a volare, chi per la verde valle o nell’ alta cima va pascolando sicuro e liberamente.
El sol tiende los rayos de su lumbre por montes y por valles, despertando las aves y animales y la gente: cuál por el aire claro va volando, cuál por el verde valle o alta cumbre paciendo va segura y libremente.

Inutile ricordare che leggere è importante. Aiuta a viaggiare con la mente, stando con i piedi per terra, a ridurre lo stress, ad approfondire, ma non solo.
Arricchisce il vocabolario, e insegna il corretto uso dei verbi: questo in particolare è utile per gli argomenti di conversazione, e non ci fa fare brutte figure!
Ci permette poi di sperimentare nuovi generi, nuove storie, nuovi autori. Se dovessimo stillare una classifica, una sorta di top ten delle buone ragioni per leggere ci verrebbero fuori punti sempre nuovi: ad esempio, leggere è prendersi tempo.
Laddove il tempo ci vede continuamente schiavi degli strumenti digitali, un libro aiuta a costruire nuove dimensioni sensoriali, sicuramente gradevoli, sicuramente a sostegno di un rinnovamento positivo dell’attività mentale.
Leggere aiuta a stimolarci, e a migliorarci.

Leggere un libro non è uscire dal mondo, ma entrare nel mondo attraverso un altro ingresso.

(Fabrizio Caramagna)

Chi non legge, a 70 anni avrà vissuto una sola vita: la propria! Chi legge avrà vissuto 5000 anni: c’era quando Caino uccise Abele, quando Renzo sposò Lucia, quando Leopardi ammirava l’infinito… perché la lettura è una immortalità all’indietro
(Umberto Eco)

Siamo ciò che postiamo…?

Ogni minuto vengono postati circa mezzo milione di commenti.
Con un commento scriviamo a chi vogliamo, cosa vogliamo, dove vogliamo soprattutto in quei luoghi virtuali che ormai conosciamo bene, dove consumiamo gran parte del nostro tempo, senza che la percezione del reale si distingua troppo dal virtuale.
Ma le parole sono pericolose, ne ha parlato anche Roberto Saviano in un recente intervento televisivo, sottolineando quanto il web sia da una parte un moltiplicatore della conoscenza e del sapere quanto contenitore ingannevole:
questo perchè per stare dietro alla velocità dei social, spesso scriviamo d’istinto, come se una parola scritta sul web non avesse alcun peso.

Per denominare le azioni aggressive e intenzionali, eseguite persistentemente attraverso strumenti elettronici (sms, mms, foto, video clip, e-mail, chat rooms, istant messaging, siti web, chiamate telefoniche), da una persona singola o da un gruppo, con il deliberato obiettivo di far male o danneggiare un coetaneo che non può facilmente difendersi, è stato recentemente proposto il termine “cyberbullismo”
(Patchin, Hinduja, 2006, Smith, 2007, Willard, 2007).

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In verità, quello che c’è da prendere in considerazione quando interagiamo sulle piattaforme multimediali è che siamo tutti possibili protagonisti, e per di più come utenti attivi dell’azione in questione: la libertà che abbiamo in rete spesso ci sfugge di mano, e laddove condividere vuol dire dimmi cosa pensi, dovrebbe essere uno scambio. Anche se spesso si trasforma in uno scontro. Oltre ai fenomeni di violenza, nel giro di poco tempo le vittime vedono mirata la propria reputazione, in una logica di indifferenza e scarsa empatia, questo nel mondo così come nel web.
E’ giusto imparare il valore delle parole, per capirne il peso e per saper partire dai giusti significati, ma occorrono insegnamenti, occorre più razionalità.
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Per citare alla lettera le parole di Saviano
Quando capisci quale sia stato il prezzo per pronunciare parole libere, capisci il valore da dare alle parole. Si può partire da lontano.
Per chi crede, dai Vangeli. Io penso a due donne: Anna Politkovskaja e a Anna Achmatova, che non è un poetessa politica, non ha mai fatto battaglie civili. La sua è poesia pura, scrive di amori delusi”.

Intro

 

Siamo immersi in un circuito di cambiamenti, di rivoluzioni, mode. È necessario che si crei costantemente uno scambio per approfondire il nostro bagaglio di conoscenze e gusti, Shelf è nato per questo. È il luogo dove giacciono le storie. Metafora di scelta, genere, storia, autori.


Una rivista o un libro? Nel dubbio,entrambi.
Rivolta in particolar modo al pubblico degli ashtag, a chi scrive, a chi apre sul web una finestra su cui affacciarsi e farsi conoscere, con lo scopo di creare uno spazio comune tra utenti diversi, e favorire la condivisione di questi scambi anche su carta. Questa condizione è dettata dai cambiamenti nel linguaggio e nella comunicazione che costantemente ci vede protagonisti di nuove mode e fusioni.


 

[…]Senza il linguaggio non potremmo agire, non potremmo rivelare la nostre capacità, e soprattutto non potremmo apparire come individui pensanti in quel grande palcoscenico che è il mondo. Nel momento in cui prendiamo la parola disveliamo in un solo colpo chi siamo ma soprattutto dove vogliamo andare. Adottiamo un linguaggio aggressivo se vogliamo cercare lo scontro, un linguaggio conciliatore quando vogliamo ricucire degli attriti.

Per questo, una delle facoltà più scontate dell’essere umano, la facoltà di parlare, una facoltà che si basa su qualcosa di condiviso, ovvero la lingua, plasma le storie che hanno caratterizzato la storia dell’ umanità. Per questo è altrettanto sbagliato definire il linguaggio umano uno strumento di comunicazione, perché disfarsene, o renderlo superfluo, equivarrebbe rinunciare alla nostra stessa esistenza..

Tratto da: Il linguaggio è la nostra personalità
Tommaso De Leo
Filosofia

 

 

 

 

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Se l’era immaginato così

Martha la città se l’era immaginata così. E ora la stava sognando. Passeggiava per le vie del centro, con il suo passo morbido, una leggera brezza tra i riccioli rossi.
Non c’erano però persone, solo manichini.
Manichini ben fatti, privi di volto, ma vestiti di ogni accessorio.

Blogtale di
Briciolanellatte
Navigare con attenzione. Il blog si sbriciola facilmente.

Shelf – n.0

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